venerdì 2 marzo 2012

SPIRITO D' ACCIAIO

La Katana è sicuramente uno dei simboli maggiormente rappresentativi del Giappone e della sua storia, ed è alquanto complesso raccontarne l'evoluzione e descriverne le caratteristiche condensando l'argomento.
Innanzitutto si deve sottolineare l'importanza che i Giapponesi, da sempre, dedicano ai particolari.
Basti pensare per un istante alla complessità della "Cerimonia del Te", al rituale della preparazione, alla scelta delle più pregiate ceramiche Raku utilizzate, alla cura estetica dei piccoli locali adibiti esclusivamente a quello ... tutto questo per quella che per tanti potrebbe essere solo "una tazza di Te".




La meticolosità che ritroviamo in tutti i gesti e nei manufatti del Paese del Sol Levante, raggiunge livelli massimi nella costruzione e nella cura di questa arma perfetta paradossalmente nata per togliere la vita, nel rispetto per la vita.
Inizialmente ispirata alle lame cinesi, dalle quali "importa" la forma dritta e la tecnica della tempra differenziata, assume la classica forma ricurva solo nel periodo Heian (780-1180) e va via via perfezionandosi fino ad arrivare a conoscere il momento di massima gloria tecnologica durante il successivo periodo Kamakura (1181-1330).
In questi anni si formano le maggiori scuole di battitori di lame, diverse tra loro per estetica, curvatura e dettagli e tra queste scuole vanno sicuramente ricordate la Bizen e la Yamato, la prima per quantitativo di lame prodotte, la seconda per aver visto la presenza del Maestro Masamune, sicuramente il più famoso costruttore di sempre.
Negli anni 80, durante uno dei miei viaggi in Giappone, ebbi la inattesa fortuna di vedere da vicino una lama forgiata dal grande Masamune. Non era una Katana, ma un Tanto (un pugnale).




La lama era custodita al Museo di Tokyo, era perfettamente conservata e ovviamente protetta all'interno di una piccola teca, si trattava di un pugnale di grosso spessore, probabilmente concepito per penetrare e "aprire" le rudimentali ma robuste armature (Bogu) dell'epoca.
Quella lama aveva un notevole potere catalizzante, emanava potenza e più la si osservava più si sarebbe rimasti ad osservarla.
Ricordo che il custode del museo, probabilmente con una punta di teatralità, mi disse che quel Tanto da solo valeva quanto l'intero museo.
L'energia artistica di una spada giapponese non si esaurisce di certo sulla nuda lama, gli ornamenti come l'elsa (Tsuba), il fodero (Saya), la Tsuka ovvero l'impugnatura ricoperta di pelle di razza e corda di seta, e altri particolari minori, venivano tutti curati con estrema e maniacale attenzione e anche presi singolarmente erano e sono tutt'ora dei veri capolavori artigianali.



Per concludere questa breve introduzione all'argomento è giusto ricordare anche il lavoro del "Togishi", ovvero l'artigiano al quale giungeva grezzo il lavoro dello spadaio e che aveva il compito di donare a questo la lucentezza e l'affilatura. La sua arte era altrettanto importante, al punto che in alcuni antichi racconti veniva ricordato come "il pulitore di anime".



Daniele Pezzoli


(foto: Daniele Pezzoli)

1 commento:

  1. bellissimo questo articolo,è molto interessante scoprire attraverso le parole di chi di qesta storia ne ha fatto una passione inestinguibile,le foto sono bellissime e significative, finita la lettura dell'articolo si desidera di continuare a leggere e ci si rammarica sia finito grazie infinite

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